domenica 18 maggio 2008

Fine settimana....


Salve a tutti,

un fine settimana all’insegna del riposo, della famiglia e dello Studio. Causa maltempo ho dovuto declinare i vari inviti rievocativi sia a Serravalle Pistoiese che a Quattrocastella e devo dire che va bene cosi.

Mi sento davvero riposato e non c’è niente di meglio che leggere e studiare o finire libri lasciati a metà. Tra questi devo citare sia DIALOGO TRA UN FILOSOFO, UN GIUDEO E UN CRISTIANO di Pietro Abelardo che SCRITTI SULL’ASTROLOGIA di Marsilio FICINO. Li sto portando contemporaneamente a vanti e ne sono affascinato. Questa settimana sarò per lavoro in Terra di Sicilia, e dopo aver pregato sulla Tomba di Federico II a Palermo, la sera, nel mio alberghetto conto di finire i libri suddetti.

Questi due autori, cosi distanti l’uno dall’altro, saranno presenti nel programma di Studio dell’Accademia e sono convinto che chi si approccerà ad essi ne troverà tanto giovamento.

Mi trattengo per riflettere sulla grande diatriba tra scienza e religione ed il loro improbabile sincretismo. Galileo, benché Cattolico, fu definito eretico, ma egli stesso vedeva nella Scienza proprio Dio. Cosi Marsilio Ficino fa convergere il motivo della corrispondenza macro-microcosmica (per la quale “il cielo è dentro di noi”), ed una visione dell’Astrologia come strumento di Analisi delle inclinazioni con le quali, in ciascuna esistenza, si confronta la consapevole decisione morale. Riprende quindi concezioni Platoniche e Neoplatoniche guardando l’arte dell’Astrologia come una grande forma di conoscenza ispirata da Dio.
Esiste Dio con la Scienza e la Scienza con Dio....
Roberto

sabato 17 maggio 2008

Riflessioni mattutine....



Salve a tutti,

settimana veramente difficile a livello personale e lavorativo tanto da soprassedere all’incontro che avevo a Quattrocastella con alcuni amici per un piccolo Torneo di Scherma Medievale. Ma bisogna anche riposarsi e riflettere sulla settimana successiva.

L’Accademia e Scuola di Cavalleria procede bene e sto redigendo appunto i programmi per l’Anno prossimo. Nel frattempo ci si confronta, ci si organizza per i prossimi piccoli nostri eventi. Come si dice: meglio poco di tanto… che tanto di nulla.

Questa mattina ho lucidato e ripristinato la mia armatura. Tanto olio di gomito… e sono davvero stanco. Il mio ultimo acquisto ha reso davvero tanto. Sto parlando della mia ultima spada da una mano e mezza. Polacca di costruzione e veloce come una saetta. Un valore aggiunto ai miei combattimenti.



Come avrete notato nella foto mi sento un po’ nostalgico di Napoli… Vedo queste foto e piango... in quanto difficilmente la si vede con questo splendore. Con l'Accademia Medievale Napoletana cercheremo di portare un po’ di orgoglio Partenopeo. Stiamo lavorando per questo.


Un abbraccio a tutti i miei fratelli d'Arme...


Roberto

venerdì 9 maggio 2008

L'Eretico .... Cristiano.


Un inchino a tutti,

scrivo sempre meno e ad intervalli sempre meno regolari. Questo per me è un periodo pienissimo a causa delle tante attività di lavoro, di scherma e del Priorato che sta ripartendo con vigore.

Qualche tempo a comunicammo apertamente che saremmo stati piu’ riservati nell’esternare le nostre attività prese di mira dai tanti “guastatori neri” che ci sono in giro.

Dopo essere stato a Malta, Edimburgo e Roma per comprendere la situazione internazionale e dopo una grande Riunione del Magistero, si è deciso dunque di operare con tranquillità, senza ansie, senza accuse ai soliti imbecilli neotemplari. Ed infatti le cose vanno meglio.

Ultimamente poi anche la parte storica, ricostruttivo e ludica (mi riferisco al mio passatempo preferito quali i Tornei di Scherma) sta andando alla grande. Abbiamo appena finito il Torneo di Villimpenta organizzato nel migliore dei modi dove ho potuto rincontrare la vera Cavalleria. Ma questo è un gioco… si sa.

Quello che non si sa, o per lo meno si fa finta di non vedere, è la continua accusa alla mia persona di ERESIA. Avete capito bene… ERESIA.

Dal Vocabolario:

ERESIA: dottrina contraria a uno o più dogmi della Chiesa cattolica

Oppure: concezione o opinione contrastante con quei principi di una scienza, di un'arte e sim., che comunemente sono accettati e ritenuti validi

Ebbene il mio modo di pensare in merito alla spiritualità è ben conosciuto a chi mi segue. Ho messo in discussione da sempre alcuni dogmi della Chiesa di Roma e mi piange il cuore a doverne riparlare, ma cosi è. Devo quindi ritenermi ERETICO almeno per la lingua ITALIANA. Nonostante questo seguo la Chiesa nella Sua Istituzione piu’ ampia, nel suo DIRETTO INSEGNAMENTO. Allora mi chiedo, scusandomi spesso con alcuni amici Sacerdoti e Cattolici: ma dove sbaglio? Non ho abbastanza Fede per comprendere ciò che non può essere compreso? Non sono un buon Cristiano e brucerò per questo all’Inferno? O brucerò subito messo al rogo dall’ipocrisia?

Domande che mi fanno male perché la mia tradizione, la mia cultura il mio insegnamento è Cristiano e penso a coloro i quali hanno sofferto allo stesso modo come Giordano Bruno, Tommaso Campanella e quanti altri in nome di un ideale hanno dato la loro vita. Certo io non mi trovo nella stesa situazione, ma vivo la questione con molta sofferenza.

Non credo nel sincretismo populista, caratterizzato dal “volemose tutti bene siamo uguali” no! Ognuno deve difendere la propria tradizione sia essa cristiana che islamica e difenderò questa cultura fino all’estremo delle forze.

Ma per ora sono ERETICO, accusato di non “essere in linea”, ma se la linea deve essere quella dell’ignoranza, mi sta bene di stare al di la del muro con pochi fratelli, con pochi amici che con solo uno sguardo comprendono il tuo pensiero.


Dominus Iesus Rex Obstitum Numen


affinchè i pensieri nell'animo non muoiano mai....

mercoledì 30 aprile 2008

Abelardo ... e la Conoscenza... e l'Amore !


Salve a tutti,

ne è passato di tempo dall’ultimo Post. Sono stato davvero impegnato sia a livello lavorativo che con l’implementazione della mia nuova Scuola di Scherma Medievale a Napoli. Ho dovuto seguire per bene la questione e l’organizzazione ed ora devo dire che abbiamo 14 iscritti molto affiatati e volenterosi di poter crescere ed apprendere l’arte della Spada Occidentale.

Ma ritorniamo ad esternare su codesto blog gli approfondimenti, che poi riprenderemo la programma didattico e formativo di Aquila Bianca. Vorrei ritornare su Abelardo sul quale ieri sera ho avuto il piacere di affondare il mio pensiero grazie a mia figlia di soli 7 anni. Tempo fa per farla addormentare, le lessi alcune Epistole di Abelardo ed Eloisa e ieri sera, ricordandosi della storia di Abelardo, ha voluto il libro per poterlo leggere da sola… Come padre ho avuto grande entusiasmo… e mi è ritornato in mente il romanticismo del XII secolo di Abelardo e la Sua passione per la ricerca della Conoscenza

Ritorniamo quindi a capire la figura di questo grande uomo. So che a molti di voi che mi hanno scritto, che Abelardo, nonostante reputato eretico dalla Chiesa, ha sicuramente donato piacere nella lettura e dat il suo contributo alla ricerca e alla conoscenza, quale noi Cavalieri dell’Aquila Bianca siamo votati.

Ebbene.


Nella vita di Abelardo "ritroviamo la vita dello studente che viaggiava di città in città, per completare i suoi studi accorrendo a volte da lontano ai piedi di un maestro illustre; e insieme la condizione del maestro, dominata dalla doppia necessità di ottenere normalmente da un vescovo la licenza per insegnare e di raccogliere intorno a sé un numero sufficiente di allievi". Filipphe Wolff


Seguiamo Abelardo, da giovane a Parigi: subito si distingue per le continue argomentazioni rivolte contro le idee del suo maestro, Guglielmo di Champeaux. Deciso a insegnare Abelardo tenta di ottenere una licenza che Guglielmo briga per non fargli avere, ma riesce comunque ad avere l’insegnamento nella città reale di Melun (1102 ca.) poi a Corbeil. Dopo un periodo di riposo Abelardo torna in contatto con Guglielmo e lo costringe ad una pubblica ritrattazione sul problema degli universali dando un fiero colpo alla reputazione del suo vecchio insegnante.
Più tardi, tornato a Le Pallet, Abelardo assiste all’entrata in convento della madre, poi decide di studiare teologia con Anselmo di Laon.


Anche qui la sua contestazione nei riguardi del maestro è feroce, tanto che gli allievi fedeli al vecchio maestro costringono il giovane turbolento a tornare a Parigi. Abelardo è ormai un maestro brillante e accorrono da lui da tutta Europa. Nel 1118 l’avvenimento sconvolgente: l’amore per la diciassettenne Eloisa figlia di un canonico di Notre Dame, fanciulla bellissima e di grande cultura che Abelardo accetta di seguire nel suo perfezionamento. L’amore scoppia ben presto. Il padre della ragazza, sia pure con ritardo se ne accorge e scaccia Abelardo. Gli incontri continuano in segreto e Eloisa rimane incinta: al bambino sarà posto il nome di Astrolabio.
Abelardo si offre di sposare la ragazza ma chiede di mantenere il segreto, su questo punto Eloisa non è d'accordo. Ben presto nonostante tutte le precauzioni la cosa viene risaputa e Abelardo manda Eloisa nel convento di Argenteuil.


La reazione dei parenti è violenta e Abelardo viene evirato. Eloisa prende i voti e Abelardo entra nell’abbazia di S. Dionigi. Riprende l’insegnamento e scrive il trattato De unitatae et trinitatae divina, poi condannato per eresia nel Concilio di Soissons del 1121. Ne deriva un intenso peregrinare fino al ritorno a Parigi e alla fondazione di una propria scuola.
Nel 1141, su proposta di San Bernardo le dottrine teologiche di Abelardo vennero condannate anche dal Concilio di Sens.


Ritiratosi a Cluny muore nell’abbazia di San Marcello nel 1142.

(Continua)


INTELLIGO UT CREDAM

domenica 13 aprile 2008

Il Codice perduto di Archimede di Reviel Netz - William Noel

Salve a tutti coloro che mi seguono,

sono stati giorni molto intensi pel l'inaugurazione a Napoli della seconda scuola di Scherma Medievale oltre quella di Prato. Abbiamo avuto qualcosa come 14 iscritti piu' una serie di interessati soprattutto agli studi e formazione Cavalleresca. Vado molto fiero di questo progetto soprattutto grazie agli amici e Fratelli che mi stanno appoggiando. A breve farò una recensione specifica sulla cosa. Nel frattempo vi posso anticipare che il 24 Aprile avremo la seconda presentazione con Allenamento dove saranno presenti anche i Media molto interessati all'evento sulla zona di Napoli.

Sono immerso contemporaneamente nella lettura e studio di alcuni libri (non mi leverò mai il vizio di concentrarmi su 3 libri contemporaneamente invece che uno soltanto. A parte il libro di Sergio Costanzo, RECINTI SACRI, sto affrontando la METAFISICA di Avicenna, ma il terzo, un libricino apparenetemente insignificante, sta destando molto la mia attenzione.


Si chiama : Il Codice perduto di Archimede di Reviel Netz - William Noel .



Dal titolo ci si può rimandare alla miriade di libri usciti con il nome CODICE, dopo appunto il Codice da Vinci, mente invece è un Saggio Storico, inerente il ritrovamento di un Palinsesto di Archimede riguardante suoi importanti originali scritti.


Ecco la recensione... ve lo consiglio in quanto scivola davvero bene.


Gerusalemme 1229: mentre Federico II di Svevia scaccia i musulmani dalla città, un amanuense sta completando un libro di preghiere destinato al monastero di San Saba, nel deserto del Sinai. Scrive su vecchie pergamene riciclate, fogli di codici bizantini in cui si conservavano le copie di antichi testi greci. New York 1998: un anonimo miliardario si aggiudica all’asta quel libro per due milioni di dollari. Che cosa può rendere tanto preziosi quei vecchi fogli divorati dalla muffa? Al loro interno, cancellati e ricoperti dalle preghiere medievali, si nascondono le parole e i disegni di Archimede di Siracusa, il grande matematico greco: brani inediti, destinati a rivoluzionare la storia della scienza occidentale, e diagrammi identici a quelli che Archimede tracciava sulle sabbie siciliane nel III secolo a.C. Riportarli faticosamente alla luce sarà la missione di un team di scienziati e accademici cui il facoltoso acquirente ha affidato il libro. Sono questi i due piani narrativi su cui si sviluppa “Il codice perduto di Archimede”.
Da un lato l’incredibile storia del manoscritto ritrovato e dei testi che contiene, una storia che attraversa oltre due millenni, dalla Siracusa alleata di Annibale contro i Romani alle biblioteche dei papi e degli umanisti del Rinascimento, dalla sfarzosa Costantinopoli del X secolo alla tetra Parigi occupata dai nazisti. Dall’altro, l’avvincente avventura intellettuale e tecnologica che sta facendo resuscitare quei testi, uno sforzo interdisciplinare che coinvolge esperti di elaborazione di immagini digitali e paleografi, storici della scienza e conservatori di manoscritti antichi.
Al centro di tutto svetta la figura di Archimede, il cui genio matematico emerge ancora più imponente da ciò che si è scoperto nel codice: un uso del concetto di infinito che precorre l’invenzione del calcolo infinitesimale nel XVII secolo e la formalizzazione della teoria degli insiemi all’inizio del XX. In un momento in cui il termine ‘codice’ ha assunto, anche in letteratura, le valenze più diverse, “Il codice perduto di Archimede dimostra che la verità storica e scientifica nascosta in un manoscritto antico può essere molto più affascinante di qualsiasi fantasia.
Intelligo Ut Credam
Roberto C.

domenica 6 aprile 2008


Una leggenda medioevale voleva che san Domenico avesse scoperto il meraviglioso segreto della pietra filosofale e lo avesse affidato ad Alberto Magno, il quale lo trasmise a Tommaso d'Aquino. Discutibile dal punto di vista rigorosamente storico, la tradizione individua comunque un legame culturale tra San Tommaso e l'alchimia realmente esistente. Questo libro propone due suoi brevi trattati in cui sono dettagliatamente descritte le fasi della realizzazione della pietra filosofale.
Quindi io pongo tale paradigma: CONOSCENZA - INQUISIZIONE - DOMENICANI - ALBERTO MAGNO - SAN TOMMASO D'AQUINO - ALCHIMIA - PIETRA FILOSOFALE.
Forse per alcuni di voi non vorrà dire nulla, ma è bene riflettere su come un uomo di Chiesa come San Tommaso invece, approfondisse un tema cosi distante dalla concezione Cattolica Medievale.
Su come la Scolastica (e San Tommaso stesso lo affermava) arrivava a definire la donna come un "errore" necessario solo alla Riproduzione.
« [...] La donna è un errore della natura, [...] con la sua eccessiva secrezione di liquidi e la sua bassa temperatura essa è fisicamente e spiritualmente inferiore, [...] è una specie di uomo mutilato, fallito e mal riuscito, [...] la piena realizzazione della specie umana è costituita solo dall'uomo. [...] »
Questo mirabile libro sull'Alchimia, scienze tra le scienze invece incorpora l'essenza della razionalità, della conoscenza. Come è possibile il paradosso della Chiesa? Come è possibile che Giordano Bruno o TOmmaso Campanella fossero stati reputati ERETICI anni avanti, mentre in seno alla Chiesa esisteva un sapiente Alchimista quale era San Tommaso.
Ma mi affascina la sua Visione delle Vie per dimostrare l'esistenza di DIO.
Per rendere valide le argomentazioni, Tommaso ricorre (in ordine) alle categorie aristoteliche di "potenza" e di "atto", alla nozione di "essere necessario" e di "essere contingente" (desunta da Avicenna), ai gradi di perfezione (di stampo platonico) e alla presenza di finalità negli esseri privi di conoscenza.

Prima via: "Ex motu":
« [...] tutto ciò che si muove è mosso da un altro. [...] Perché muovere significa trarre qualcosa dalla potenza all'atto; e niente può essere ridotto dalla potenza all'atto se non mediante un essere che è già in atto. [...] È dunque impossibile che sotto il medesimo aspetto, una cosa sia al tempo stesso movente e mossa, cioè che muova sé stessa. [...] Ora, non si può procedere all'infinito, perché altrimenti non vi sarebbe un primo motore, e di conseguenza nessun altro motore, perché i motori intermedi non muovono se non in quanto sono mossi dal primo motore [...]. Dunque è necessario arrivare ad un primo motore che non sia mosso da altri; e tutti riconoscono che esso è Dio. »

Seconda via: "Ex causa":
« [...] in tutte le cause efficienti concatenate la prima è causa dell'intermedia e l'intermedia è causa dell'ultima [...] ora, eliminata la causa è tolto anche l'effetto: se dunque nell'ordine delle cause efficienti non vi fosse una prima causa, non vi sarebbe neanche l'ultima, né l'intermedia. Ma procedere all'infinito nelle cause efficienti equivale ad eliminare la prima causa efficiente [...]. Dunque bisogna ammettere una prima causa efficiente, che tutti chiamano Dio. »

Terza via: "Ex contingentia":
« [...] alcune cose nascono e finiscono, il che vuol dire che possono essere e non essere. Ora, è impossibile che cose di tal natura siano sempre state [...]. Se dunque tutte le cose [...] possono non esistere, in un dato momento niente ci fu nella realtà. Ma se questo è vero, anche ora non esisterebbe niente, perché ciò che non esiste, non comincia ad esistere se non per qualcosa che è. [...] Dunque, non tutti gli esseri sono contingenti, ma bisogna che nella realtà vi sia qualche cosa di necessario. [...] negli enti necessari che hanno altrove la causa della loro necessità, non si può procedere all'infinito [...]. Dunque, bisogna concludere all'esistenza di un essere che sia di per sé necessario, e non tragga da altri la propria necessità, ma sia causa di necessità agli altri. E questo tutti dicono Dio. »

Quarta via: "Ex gradu perfectionis":
« [...] il grado maggiore o minore si attribuisce alle diverse cose secondo che si accostano di più o di meno ad alcunché di sommo e di assoluto; [...] come dice Aristotele, ciò che è massimo in quanto è vero, è tale anche in quanto ente. Ora, ciò che è massimo in un dato genere, è causa di tutti gli appartenenti a quel genere [...]. Dunque vi è qualche cosa che per tutti gli enti è causa dell'essere, della bontà e di qualsiasi perfezione. E questo chiamiamo Dio. »

Quinta via: "Ex fine":
« [...] alcune cose, le quali sono prive di conoscenza, cioè i corpi fisici, operano per un fine [...]. Ora, ciò che è privo d'intelligenza non tende al fine se non perché è diretto da un essere conoscitivo ed intelligente, come la freccia dell'arciere. Vi è dunque un qualche essere intelligente, dal quale tutte le cose naturali sono ordinate a un fine: e quest'essere chiamiamo Dio. »
San Tommaso, concludo, si interessò in diverse occasioni di di Arte Alchemica, che riteneva non solo possibile ma anche lecita...
Vi invito a riflettere e consigliandovi di leggere i libro su menzionato rimando la discussione da vicino come di consueto...

mercoledì 2 aprile 2008

Bisanzo e le radici Europee




Volevo scrivere spesso un articolo che discutesse delle presunte radici europee piu' volte citate ed evidenziate durante la redazione della Costituzione Europea.

Si cita il Cristianesimo come Religione "aggregativa" e che ha implementato sul territorio europeo quell'omogeneità culturale avente appunto come legante la "Religione" comune quale era il Cristianesimo.

Da qui il dibattito sull'origine Pagana dell'Europa. Un Paganesimo che però a mio avviso non caratterizzava omogeneamente il popolo europeo.

Ci pensa dunque Judith Herrin che dall'alto dei suoi studi Bizantini va a mettere l'accento su questo grande Impero che sulla disgregazione dell'Impero romano ha portato in Europa la sua componente culturale sfociando poi con il Rinascimento Italiano. Non so se siete stati a Ravenna, ma vi consiglio apertamente di andare a vedere i mosaici.

In ogni caso questa è la recensione. Il libro l'ho quasi finito in un sol fiato da lunedi in sala d'attesa all'aeroporto di Pisa, fino a stasera. Sarà una lunga notte... il libro mi ha davvero preso !

Recensione

Nel grande dibattito sulle radici dell'Europa, durante i lavori per la redazione del trattato costituzionale, molti chiesero che il preambolo contenesse un esplicito riferimento alla cristianità, mentre altri sostennero che l'Europa aveva anche e soprattutto radici greche e romane. In realtà è esistito per molti secoli un luogo in cui cristianesimo, romanità ed ellenismo hanno formato uno straordinario impasto politico e culturale. Questo luogo è l'Impero bizantino, lo Stato che ereditò l'autorità dell'Impero romano e fu per molti secoli, insieme alla Cina, la maggiore potenza mondiale. Molto di ciò che noi siamo e abbiamo, proviene da questo nostro antenato. Bisanzio ci ha trasmesso il culto della grande letteratura greca, da Omero a Eschilo, da Sofocle a Euripide. Ha rielaborato e codificato il diritto romano. Ha fermato l'invasione araba nel 678 e permesso in tal modo all'Europa occidentale di sviluppare le proprie istituzioni. Ha convertito gli slavi della penisola balcanica e i russi di Kiev. Ha creato le istituzioni politiche e amministrative di quello che poteva considerarsi, nel momento del suo maggiore fulgore, lo Stato moderno. Ha creato ed esportato in Occidente i canoni dell'arte post-romana. Non vi sarebbero stati l'Umanesimo e la riscoperta del mondo classico senza l'apporto degli studiosi bizantini. Non vi sarebbe stato il Rinascimento se l'Italia non fosse stata pacificamente invasa, dopo il 1453, dai profughi di Costantinopoli: un fenomeno comparabile, per molti aspetti, all'arrivo degli intellettuali ebrei nelle università degli Stati Uniti dopo l'avvento di Hitler al potere nel 1933. Ma i cittadini dell'Unione europea faranno bene a ricordare, d'altro canto, che il loro grande antenato trasmise alla nostra cultura anche i frutti della sua familiarità con i popoli che lo circondavano: gli arabi, i turchi ottomani, gli armeni, i georgiani, gli slavi del sud e delle grandi pianure russe fra il Dnepr e il Volga. Bisanzio dimostra quanto siano incerti e imprecisi i confini culturali dell'Europa. Per raccontare l'ascesa, il declino e la morte di questo grande impero occorre uno storico dotato di molti talenti. Deve comprenderne le leggi e le istituzioni, deve sapere apprezzare la sua arte e la sua letteratura. Deve conoscere il quadro internazionale nel quale Bisanzio estese o difese le proprie frontiere. Ma occorre anche che questo storico sia in grado di trasmettere i sentimenti e le emozioni che il grande spettacolo bizantino suscita in coloro che ne hanno approfondito la conoscenza. Come il lettore scoprirà sin dalle prime pagine di questo libro, Judith Herrin possiede tutte queste virtù.
Roberto Cinquegrana
Contra Hostes Fidei Semper Pugnavit Amalphis !!!